Le mie paure

Dicembre 22, 2007

Oggi un giornalista mi ha intervistata per conto dell’ufficio pubblicità della Twentieth Century-Fox ed è venuta fuori la storia della mia aggressione.

Avevo quasi nove anni e abitavo presso una famiglia che affittava camere; tra gli inquilini c’era un uomo che si chiamava Kimmel. Era una persona dall’aria molto seria e tutti lo rispettavano e lo chiamavano ‘Mr. Kimmel’. Un giorno mentre passavo davanti alla sua camera, la porta si aprì e lui mi disse, con tono tranquillo: ‘Per favore, entra, Norma…’ Mi sorrise e girò la chiave nella serratura. ‘Adesso non puoi più uscire‘, fece, come se stessimo giocando. Rimasi lì a fissarlo: ero spaventata e non avevo coraggio di gridare…

Quando mi mise le mani addosso cominciai a tirare calci e pugni più forte che potevo, ma non riuscii a urlare. Era più forte di me e non mi lasciava. Continuava a sussurrarmi di fare la brava bambina.

Quando aprì la porta e mi lasciò uscire, corsi dalla “zia” per dirle quello che aveva fatto ‘Mr. Kimmel’. “Devo dirti una cosa” balbettai “di Mr. Kimmel. Lui..lui..” Lei mi disse: “Non permetterti di dire male di Mr. Kimmel. Mr. Kimmel è una brava persona. E’ il campione dei miei inquilini!”

Più tardi Mr. Kimmel mi disse di andarmi a prendere un gelato.

Successe davvero. Ma io non fuggii da quella stanza piangendo o gridando.. Sapevo che era una brutta cosa ma, per dire la verità, probabilmente ero più incuriosita che altro… Nessuno mi aveva mai detto niente del sesso e francamente non avevo mai pensato che fosse tanto importante o che ci fosse qualcosa di male.

Mi ricordo, però, che una volta, quando ancora ero sposata con Jim Dougherty, dopo un litigio di poco conto, uscii nel cuore della notte a passeggiare con indosso solo una camicia. Volevo andarmene di casa. Camminavo per la strada e un uomo mi ha inseguito facendomi tornare a casa.

Tornata a letto ho abbracciato mio marito, in lacrime, mi disse che avevo avuto un incubo..gli risposi che..no! Ero sveglia!

Lo stesso anno dell’aggressione di Kimmel mi innamorai di un bambino che si chiamava George…Ci nascondevamo insieme in mezzo all’erba finchè un giorno lui si spaventò e scappò via. Io non ero spaventata da quello che facevamo nell’erba. Sapevo che non andava fatto, altrimenti non mi sarei nascosta, ma non sapevo cosa fosse che non andava fatto. Di notte stavo sveglia e cercavo di immaginare cosa fosse il sesso e cosa fosse l’amore. Avrei voluto fare mille domande, ma non c’era nessuno a cui farle.

Jim non mi ha mai offesa o messa a disagio, tranne che su un argomento. Avrebbe voluto un bambino. Il pensiero di avere un figlio mi faceva rizzare i capelli. Potevo vederlo solo come un’altra me stessa, un’altra Norma Jeane all’orfanotrofio. Quando se ne parlava mi succedeva qualcosa dentro che non ero in grado di spiegare a Jim. Dopo che lui si era addormentato io rimanevo sveglia a piangere. Non so bene chi era a piangere, se la signora Dougherty o il bambino che lei poteva avere. Nessuno dei due. Era Norma Jeane, ancora viva, ancora sola, ancora col desiderio di essere morta.

1954

Dicembre 21, 2007

Te ne stai seduta da sola,

fuori è buio. Le automobili passano in Sunset Boulevard come un’interminabile fila di scarafaggi. Le ruote fanno un fruscìo sommesso, raffinatissimo. Hai fame e dici: ‘Fa bene alla linea non mangiare; non c’è niente di più bello di una pancia liscia a tavoletta’.

Quando a Hollywood guardavo fuori nella notte, pensavo: devono esserci migliaia di ragazze che stanno sedute da sole come me a sognare di diventare dive del cinema. Ma non voglio interessarmene: io sogno più intensamente di loro.

Così finisce la mia storia come Norma Jeane…Affittai una stanza a Hollywood e mi trasferii là a vivere da sola. Volevo capire chi ero. Appena ho scritto ‘Così finisce Norma Jeane’ sono arrossita, come se mi avessero sorpreso a mentire. Perchè quella bambina triste, amareggiata, cresciuta troppo in fretta, non è mai uscita dal mio cuore. Nel pieno del successo, sento ancora i suoi occhi spaventati che guardano attraverso i miei. Continua a dire: ‘Non sono mai vissuta, non sono mai stata amata’, e spesso mi confondo e penso di essere io a dirlo.